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V-OTTODUEQUATTRO Modifica

“Oh, mi sento mancare il fiato; mi aiuti lei!”

“Mia cara, ma certo. Mi dia la punta delle sue dita, le stringerò qui nel mio pugno così da aiutarla a salire sulla passerella.”

“Oh, ma la mano, nella sua... Ci salvi Dio!”

“Lo sa, non abbiamo scelta, dobbiamo imbarcarci proprio su questo galeone di...”

Sir Airisch-Coffy of Greentea WitBisquit e Mademoiselle Camembèrt-Roquefòrd de Gorgonzòl guardarono su per la rampa verso il loro inferno. Sul ponte anelli di congiunzione tra l’uomo e la scimmia, armati e lordi, si agitavano in suoni e atti al limite della civiltà. Sir Airish si tolse cilindro e monocolo ed allentò la cintura:

“Come si ridurrà il suo fine vestiario? Penso alla sua gonna di seta e pizzo a campana, così stretta in vita, il corpetto che strizza i suoi sinuosi fianchi, e poi tiene alte quelle due sue enormi...”

“Sir! Ora non ci pensate poi troppo, grazie. Ancora un po’ e le verrà sangue al naso! Datemi la mano e saliamo.”

Con in una mano l’ombrellino e l’altra tra quelle di lui comincia la salita. Appena arrivati su lo sguardo spazia sul ponte, poi sale fino al pennone più alto dove sventola la bandiera nera col teschio.

I due aggirano un paio di bestioni che li ignorano poi Sir Airish nota un piccoletto seduto a terra. Magari da lì è più difficile riesca a sgozzarli, pensa.

“Bu... Buonuomo, sa dirmi...”

Quello lo interrompe con un cenno del capo. Mademoiselle ha un singhiozzo.

“Tutto bene, ci indica quella porta. Procediamo?” “Sì, procediamo.”

Sir Airish spinge con un fazzoletto. Dentro una scala sprofonda nel nero. L’odore di mare, andato a male. Sir Airish spinge avanti Mademoiselle.

“Che fa? Vada avanti lei, no?”

“Oh, sì, ma certo!”

Scendono un passo alla volta, per molti metri. Tutto tace. Poi un’altra porta. Spingono ancora. Buio e silenzio si riempiono. Oltre, una stanza, grande come mezza nave. Arcobaleni di luci lampeggiano per la stanza. Gente salta e si agita in giro. Boati ritmati assordano: tunzi tunzi tunzi. Sir Airish è paralizzato.

“Che fanno: ballano?” Chiede Mademoiselle.

In fondo, un po’ rialzato rispetto alla folla che lo attornia, un pirata più colorato degli altri si agita come avesse le convulsioni. La sua voce strilla come una gabbiano strozzato:

“Beeeeenveeeeenuuuuutiiiiirrrrragazziiiii! Alziamo le maniiiii!”

La folla sembra dargli retta.

“Qui sul Vascello dove non si dorme mai, la notte è sempre gggiovane! È il vostro MasDJMas qui al timone, pronto per un’altra notte di festaaaaa! E allora siete caldi? Non ancora? Alzate i boccali di grog, forza, si comincia a ballareeeee!”

Il ritmo sale di volume: tunzi tunzi tunzi. A Sir Airish vibra giusto una palpebra. Mademoiselle invece quasi sorride:

“Ehi, sembra... Forte!”

Sir Airish si scuote e la fissa:

“Eh? È impazzita?”

“Ed ora, direttamente dalla compilation Vascello 1823, l’hit dell’anno scorso! Forza pirati, scuotete i vostri uncini, è l’ora di sudareeeee! Voglio vedervi tutti in pista, in pistaaaaa!”

Madame inizia ad ondeggiare i fianchi, sorride.

“Ma che fa? Le ha preso il demonio?”

“Ma che, si chiama musica! Su, andiamo, sembra divertente!”

“Ma che dite! Sono un lord di Sua Maestà! Mai e poi mai...”

Sir Airish si interrompe quando Mademoiselle strappa la sottana e la butta. Sotto, il lieve pizzo non copre le rotondità posteriori, così tanto affini a quelle superiori: il miracolo della quadrinità. Quando poi tutto inizia a scatenarsi mostrandosi tanto sodo anche gli ormoni di Sir Airish si ribellano. Lanciato cilindro e monocolo, anch’egli si tuffa tra le danze agitandosi come un tricheco in amore.

“Vascello OttoDueQuattro, ora sì che siamo in mare! Sentite come filiamo lisci sul mare del sound? Voliamo nel vento del groove? Sì, così mi piaceteeeee! Piratiiiii! All’arrembaggiooooo! Sulemaniiiii!”

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