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Estratto da: “il grande viaggio oltre le nebbie”
della raccolta di documenti del Re dei Pirati delle Isole Grigie
Secondo libro, Popoli

dal diario del ‘fido secondo’ Bruthius De Bellis

Questa notte è stata una di quelle nottate da lupi in cui sembra che Nettuno ce l’abbia proprio con te. Mare in tempesta grossa. Visibilità nulla. Vento gelato che ti si conficca dentro le ossa. Pioggia sferzante che ti schiaffeggia il volto. Onde che si palleggiano la Teschiorosso come fosse un gomitolo tra due gatti. La sfortuna ha voluto poi che fossi di turno io sul ponte. Chissà com’è sono sempre io di turno in queste nottate. La fortuna del capitano. Unico sollievo la doppia razione di grog. Io avevo poi pensato di portarmene direttamente un barilotto, per alleviare la lunga nottata. In queste nottate capita spesso di vedere o credere di vedere cose strane, tra i cavalloni, la spuma che schizza ovunque, i fulmini che fanno balenare strane ombre tra le nubi vorticanti. La fatica. Tutto quel grog. Veri e propri miraggi.

Anche questa notte nel pieno della tormenta mi è parso di scorgere qualcosa di bizzarro. I miei occhi impastati dal sonno e bagnati dall’acqua salata scorgevano nel buio del mare all’orizzonte, quando veniva illuminato dagli sporadici lampi, il profilo di un’altra nave. A dire il vero mi pareva entrasse ed uscisse dai flutti, immergendosi in un punto e fuoriuscendo da un altro, come un gabbiano in pesca! La prima volta non ci ho fatto caso, ma poi la visione si riproponeva e riproponeva, così ha cominciato ad attrarre la mia curiosità. Che si è tramutata in preoccupazione quando la nave ha smesso il suo balletto tra i flutti e facendo rotta verso di noi si è cominciata ad avvicinare, diventando sempre più vicina, reale e concreta! Mentre diventava più visibile ed io mi spazzavo gli occhi e bevevo grog nel tentativo vano di cancellare quel sogno dalla mia mente notavo che la nave era un grande galeone armato non tanto più piccolo della Teschiorosso che però era in tutto e per tutto un relitto. Gli alberi erano mezzi spezzati con le vele a brandelli nel vento, lo scafo aveva falle ed il mastio di prua era addirittura semidistrutto. Tutto era marcio ed incrostato di muffa e croste calcaree, conseguenza di una prolungata immersione negli abissi. Possibile fosse un relitto visto che sembrava navigare proprio verso di noi come fosse governata? Tant’è che la preoccupazione continuò a crescere quando mi resi conto che ci stava raggiungendo. Ci avrebbe potuto colpire? Speronare accidentalmente? Mi venne un po’ di panico mentre mi chiedevo che fare. Nulla però in confronto di quello che provai poco dopo, quando la nave ci arrivò vicino, ci si mise in prua e poi ci affiancò, in perfetta manovra. Ma quindi cos’era? L’unica certezza era che ci doveva evidentemente essere qualcosa di molto strano e preoccupante in un relitto che si muoveva come una nave governata. Ma il brutto era da chi era governata! Il terrore divenne completo, per qualche minuto rimasi congelato dalla paura. Mentre la nave si affiancava il baluginare dei lampi illuminava sul ponte una nutrita ciurma di cadaveri macilenti, scheletri scricchiolanti e fantasmi di marinai, il tutto condito da ululati, echi di schianti e lamenti, catene e grida. Tutti però animati di vita propria ed agli ordini di un capitano degno dei suoi uomini! Ridendo ed ululando come nelle più classiche storie di fantasmi al centro del mastio di poppa mi fissava un corpulento scheletro vestito di un grosso cappottone rosso. Le mani ed il cranio erano avvolti in rosse fiamme ardenti. Negli incavi degli occhi due grosse perle verde smeraldo mi guardavano, ma quello sguardo proveniva in realtà dal profondo dell’inferno. Mentre ci si affiancavano la mia mente annaspava cercando di trovare la forza per agire, ma non riuscii a fare nulla. Cosa avrei potuto fare comunque? Cosa avrei potuto comandare visto che la ciurma della Teschiorosso era nella mia stessa condizione, quando non peggio? Rimanemmo quindi tutti a guardarceli sfilare di fronte inerti finché il capitano non fu alla mia altezza. A quel punto quella mostruosità parlò sbraitando il fumo dell’inferno dalla bocca con una voce cavernosa e possente: “Ehi, della nave! Siete pazzi a navigare in mezzo a questa tormenta? Potremmo trainarvi noi fuori dalla bufera se volete...” Rimasi lunghi secondi paralizzato incapace di razionalizzare poi mi calmai. Pareva folle, un incubo, ma quei mostri degli inferi ci offrivano aiuto. Era pazzesco ma accettai: “Grazie... Se volete saremmo lieti di ospitarvi a bordo una volta al sicuro...” risposi addirittura. La ciurma di cadaveri si mise allora in moto. Mentre delle cime che a guardarle si sarebbero spezzate di lì a breve venivano lanciate alla Teschiorosso, e qualcuno dei nostri riuscì a trovare la forza di fissarle, la nave fantasma si sollevò dal pelo dell’acqua e cominciò a volare nel vento! Si librava in aria sostenuta da una qualche forza demoniaca come non avesse peso! Così trattenuta dall’alto la Teschiorosso era estremamente più stabile e governabile tanto che potei lasciare il comando a Mok il nostromo. In poche ore fummo fuori dalla tempesta. Nel frattempo il capitano non rifiutò il mio invito e ci venne a trovare per conoscer il nostro... Non riporto per decenza cosa disse il capitano quando vide quell’essere. Lascio anzi al suo diario la cronaca dell’incontro perché altrimenti dovrei dilungarmi per pagine e pagine. Annoterò solo che sono state indubbiamente le due ore più strane di tutta la mia vita. Ancora stento a credere sia successo veramente. Voglio però riportare quanto è emerso della natura di quella gente. Pare infatti esista una vera e propria popolazione di esseri tornati dal mondo dei morti, dalla cascata ad est presso cui il mondo si tuffa negli inferi e da cui chi riesce ad uscirvi può tornare a pieno titolo nel mondo dei vivi. Infatti appena morte le anime cadono lungo la cascata, per poi procedere ad allontanarsi da essa finché non raggiungono il loro destino finale, risalendo verso il cielo o arrivando all'inferno. La velocità con cui le anime procedono ad allontanarsi dai confini del mondo dipende da quanti legami queste abbiano rimasto con i vivi, così come dall'energia e volontà che l'anima conserva. Le anime più tormentate e inquiete riescono addirittura a ritornare verso il mondo, e dal vuoto oltre la cascata capita tornino nel mondo galeoni fantasma con equipaggi non morti di varia natura. Anche se ogni caso è a sé alcune caratteristiche accomunano tutti questi fantasmi, tutti sono inseguiti dal diavolo che ne vuole riportare l'anima negli inferi. Molti hanno un qualche conto da saldare con il mondo dei vivi, che è poi quello che li tiene legati a questo mondo ed in genere è una delle più grosse pulsioni che li muove. Di conseguenza la loro sorte ultima dipende da come essi si confrontano con queste due situazioni. Alcuni fortunati che riescono a sfuggire al diavolo per sufficiente tempo da riuscire a risolvere il loro dilemma e magari riscattare le loro malefatte potrebbero vedersi aprire le porte del paradiso. Tutti i Fantasmi poi sono legati al mondo degli inferi e possono spesso utilizzarne parzialmente il potere, anche se questo aumenta il loro debito con il diavolo.

Mi limiterò a questo per dovere di cronaca data l’importanza di queste informazioni.
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