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La penombra all'interno della stanza di legno dalle mura spoglie e dall'arredamento spartano vibrava alla luce delle tre candele bianche e tozze appoggiate sullo scrittoio. L'uomo scriveva chino su di esso, con movimenti lenti e calibrati intingeva la penna d'oca nel calamaio e tracciava cauti segni sul vecchio libretto dalla copertina di pelle. Doveva avere poco più di 40 anni, ed il pizzo che portava era appena brizzolato. Sulla camicia di cotone bianca che indossava, sulla schiena, numerose macchie di sangue allungate la chiazzavano in corrispondenza delle ferite delle frustate che l'uomo aveva sulla pelle. L'uomo si chinava spesso sul suo diario, stringendo gli occhi per vedere meglio quello che aveva scritto, un po' per la sua progressiva presbiopia, un po' per la mancanza di luce. Quasi nessuno avrebbe scritto al buio delle candele, ma quello che stava appuntando era tanto terribile e segreto che il Diacono avrebbe accettato qualunque difficoltà pur di sentirsi il più al sicuro possibile.

Anno del Signore 1640, 9 Agosto.

Questo è il ventesimo anniversario del nostro maledetto attracco alle soglie delle bocche dell'Inferno, quando la Speedwell, superata la Mayflower, ha attraccato alle coste del nuovo mondo. Ogni anno che Dio, od il diavolo, non so, ci ha mandato ho puntualmente vergato pesanti suppliche su questo mio diario, cronaca della nostra inesorabile discesa nell'oblio degli Inferi. Suppliche puntualmente non ascoltate, suppliche evidentemente non degne del perdono, non abbastanza meritevoli dell'ascolto dell'Altissimo.

Ma cosa devo fare, quale punizione posso infliggermi, o Infallibile, quale pena può essere degna del tuo perdono per la sciagurata azione di una volta di uno stolto ed ingenuo giovane tuo figlio? Dimmi, te ne prego, fai conoscere il tuo imperscrutabile volere al tuo figliolo ora cresciuto, ora pentito, ora pronto a tutto per placare la tua ira! Ma ti prego, o Santissimo, non cercare la tua vendetta negli ignari e negli stolti membri di questa tua comunità di devoti cattolici puritani, che essi hanno commesso il solo male di fidarsi di quel loro giovane fratello, di fidarsi di me; io solo merito punizione, io solo devo essere punito, una, dieci, cento volte, ma essi devono essere liberati dal giogo, io sono pronto a pagare lacrime e sangue per ognuna delle pecorelle del tuo gregge.

Quel giorno, oh, quel giorno che con lingua biforcuta di demone li convinsi a partecipare al rituale che ci ha condotto qui. Quel malefico e blasfemo rituale, suggeritomi da quel gatto mero, quell'essere, quel putrido e corrotto mio demone personale, fu lui a traviare la mia mente, a condurmi sul baratro, e poi oltre, dell'Abisso... ma non temer, ora sono rinsavito; il rigore, la preghiera, le penitenze mi hanno trasformato in un tuo devoto, l'esperienza degli anni mi ha fatto trovare la Tua Luce, ed ora il mio Demonio felino non può più nulla contro la mia Fede, lo giuro.

Dimmi, Salvatore, fammi sapere dov'è, come sconfiggerlo, forse questo placherebbe la tua sete? Qualunque cosa sono disposto a fare per salvare i miei fratelli, quelle donne rimaste incinte il giorno dopo il malefico rito, i loro figli, così strani, capaci di sentire i demoni dell'Inferno... i demoni... nei giorni dopo il rito, quando ci accorgemmo che il sole non saliva, che il cielo era nero di pece e che l'unica luce che illuminava costantemente le nostre notti ed i nostri giorni proveniva da oltre le colline che circondano il nostro accampamento, di nascosto andai a controllare quei bagliori rosso vermiglio. Là li vidi, osceni e terribili, in gruppi aggirarsi per le terre di ossidiana, lava e fuco... i pochi che si avvicinano siamo finora riusciti a combatterli, anche con l'aiuto dei giovani nati da quelle prime fecondazioni miracolose, che ho organizzato e chiamato Giosefiti.

E con loro, come mi devo comportare? Essi sono un'arma contro i Diavoli delle fosse, ma di loro mi devo fidare? Fu gravidanza miracolosa od incesto col Demonio? Tutto ciò mi è oscuro, o Imperscrutabile, e questa mia ignoranza mi farà impazzire. Solo la Fede in te e l'inflessibilità del tuo rigore mi permettono di continuare a combattere, a resistere qui sull'orlo degli Inferi Dannati, nella sola speranza che un giorno tu voglia liberare i miei fratelli, il tuo gregge, dalla sofferenza che stanno patendo. In quanto a me, quel giorno farai della mia anima quello che credi, perché quel giorno io sarò, finalmente, di nuovo libero.

Joseph Robinson

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