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Estratto del "Diario personale di Tullius Maximus"
poi consegnato personalmente al Consiglio dei Saggi del Luminoso Impero
Oggi è un altro giorno che segnerà, credo, la storia del Luminoso Impero: siamo infatti penetrati in un nuovo mondo da esplorare. Non più tardi di ieri eravamo su di un minuscolo punto luce, una guglia a forma di artiglio che dal terreno saliva per decine di metri fino a svettare di poco oltre il limitare della nebbia, ma sulla cui sommità ci siamo inerpicati perché su di essa l'esploratore Fulvio aveva segnalato un portale. Il nuovo mondo è di certo indubbiamente particolare, anche alla luce di tutte le straordinarie esperienze e cose meravigliose che ho visto in questi tempi. Non nascondo che il primo impatto con esso è stato traumatico, abbiamo per le prime ore temuto per la sorte dei primi esploratori, subito dopo poi abbiamo maturato la convinzione che questo mondo sia tanto strano da non valere la pena di essere esplorato. Infatti non appena entrati nel nuovo mondo ci si trova invischiati in una fittissima ragnatela che si estende in tutte le direzioni, a destra, a sinistra, sopra e sotto i piedi. Al primo approccio ci si sente cadere tra le ragnatele, e a breve, agitandosi, ci si trova invischiati e si rischia di trovarsi legati, tanto che un uomo solo senza gladio rischia probabilmente la vita. Aiutati a liberare gli arti, presto si capisce che alcune masse di tela più fitte sembrano formare dei ponti, quasi dei sentieri interconnessi che permettono di viaggiare su di essi. Facendosi strada con il gladio è possibile muoversi, non certo agevolmente comunque, attraverso la ragnatela, salendo e scendendo, tra zone più fitte simili ad altopiani e zone più rade attraverso cui la visibilità è anche di decine di metri. Salendo poi la trama della tela diventa più rada fino a lasciare spazio al cielo. Abbiamo così scoperto che il portale è in una zona abbastanza impervia, dove la ragnatela è fitta ma non abbastanza da permettere il passaggio agevole delle persone. In queste zone sembra di essere tra le fronde di giganti alberi tropicali dove bisogna muoversi tra liane ed enormi rami collegati gli uni agli altri. Ci abbiamo messo quasi una mezza giornata per riuscire ad organizzare la legione a sufficienza da muoverci con un minimo di efficacia, mentre lo sconforto ed il timore di non riuscire più a tornare indietro lentamente lasciavano sempre più spazio all'ottimismo. Infatti, appena marciato per alcuni chilometri abbiamo trovato una zona più simile ad una piana, a noi certo più congeniale. Qui la tela è molto fine, a tratti l'aria è libera, a tratti presenta formazioni che possono somigliare a volte a grossi alberi, e volte a piccole colline, a volte a masse più irregolari, che però non occludono mai il passaggio. Sotto i piedi però la tela è estremamente più fitta, tanto da sostenere agevolmente il peso anche di soldati in formazione senza dondolare o sprofondare troppo, con spazi liberi contigui di decine di metri tanto da permettere una marcia in colonna, anche se tortuosa. Su questo terreno è possibile una battaglia, e quindi una conquista.

Ormai non temo più per il ritorno, anche se la risalita verso il portale sarà indubbiamente più simile ad una scalata, i legionari ormai hanno consolidata esperienza in queste cose. Nei giorni a venire continueremo il viaggio per scoprire se questo bizzarro mondo include anche la presenza di forme di vita.

/Da questa prima pagina di diario il Consiglio battezzò quel mondo 'Arachna'./
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