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Estratto da: “il grande viaggio oltre le nebbie”
della raccolta di documenti del Re dei Pirati delle Isole Grigie
Secondo libro, Popoli

Dagli appunti di lavoro del Primo Mastro Falegname Jeep Pitt

Appunto queste note sul libro dei lavori di bordo data l’importanza di ciò che ho potuto vedere. In qualità di tecnico più esperto sono stato scelto ma giuro che non ho capito nulla di ciò che ho veduto. Queste tecnologie sono più complesse di tutto ciò che conosco.

Ma procediamo con ordine. Ieri infatti la Teschiorosso ha avvistato un’altra imbarcazione subito parsa molto strana. Aveva infatti uno scafo molto più largo e piatto di qualunque grande nave atta a solcare gli oceani. Inoltre il suo ponte era coperto completamente, come da un secondo scafo ribaltato sul primo. Il tutto fatto di metallo! Acciaio! L’intera nave ne era totalmente composta. Tutto era totalmente chiuso, le bocche da fuoco ed i numerosi accessi verso l’esterno coperti da pesanti portelloni. Solo sulla sommità c’erano due grossi tubi che fuoriuscivano emettendo grandi nuvole di vapore grigio e bianco. Incredibile. Il capitano si avvicinò ma rimase guardingo perché dalla nave non venivano segnali di alcun tipo, né di amicizia né di ostilità. Passammo la giornata girandole intorno, sembravamo un gabbiano che gira intorno ad un uovo che non può rompere. Al venire del buio sempre nessun segnale. Il capitano decise allora di mandare alcuni uomini con una scialuppa in missione esplorativa. La scialuppa raggiunse il vascello, gli uomini guardinghi bussarono ad un portellone, che si aprì. Entrarono, poi non se ne seppe più nulla fino al mattino. Furono ore di tensione. Appena albeggiò gli uomini uscirono ritornando alla Teschiorosso sani e salvi. Riportarono quello che avevano imparato su quel popolo, taciturno e chiuso in sé anche se non malvagio come avevamo già potuto intuire. Questi Steindust, come vengono chiamati, vivono sul bordo di un enorme cratere di un vulcano nel mare a nord est. Il terreno montagnoso del grande cratere è fittamente abitato, costruzioni di mattone e ferro sono costruite un po' ovunque ed ospitano le loro fabbriche e le loro abitazioni. Questi uomini sono approdati qui in tempi ormai immemori, forse attratti dalle miniere di metallo e carbone delle montagne, e da allora hanno sviluppato la tecnologia del carbone con cui costruiscono i loro galeoni a vapore. La missione di pace riportò anche l’invito da parte dei comandanti del vascello ad una ulteriore visita di amicizia. Così anch’io sono stato chiamato a visitare la nave. Come già detto ciò che ho visto rasenta il fantastico. La nave non si muove a vento ma con delle grosse pale rotanti azionate da un macchinario sbuffante e sferragliante che trae energia da un […] Si omette la parte tecnica rimandandola alle pagine appropriate. Si aggiungono altresì ulteriori appunti successivi sul popolo in oggetto:

Gli Steindust sono marinai robusti, dalla carnagione color fuliggine, tozzi ed induriti dal lavoro vivono in città stato (o fabbriche stato) che producono tecnologia secondo quanto indicato dai Capitani d'industria che risiedono nella Grand Fabric alla sommità del picco più alto del continente. Lo stato vive di commercio vendendo le tecnologie prodotte ed acquistando quello che serve alla popolazione per sopravvivere. La storia degli Steindust è stata sempre tribolata, perché la loro natura burbera e le condizioni di difficoltà in cui da sempre vivono li hanno resi di carattere sempre un po' insoddisfatto e spinto verso la continua ricerca di miglioramento. Anche da un punto di vista religioso, essi venerano il calore ed il fuoco come creatore di tutto, immagine di una natura sempre in divenire e distruttore finale. La magia che utilizzano è derivata da quella Vittoriana, anche se di essa utilizzano praticamente solo l'alchimia che ben si coniuga con la tecnologia che amano.
- Baldovino Rossofuoco
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