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PescePiratA Modifica

“E questo che diavolo sarebbe?” Il ruggito fu tanto forte da far scappare i pesci sotto la chiglia della PescePiratA. Sul ponte tutti si immobilizzarono, sembrò fosse cominciato il gioco delle belle statuine.

MasMas chiuse gli occhi investito da un tifone al puzzo di grog e sardina: “Sono... caramelle al lampone,” disse con la voce che pareva uscirli dal culo.

“E dov’è il mio tesoro?” Nettuno, laggiù, si tappò le orecchie.

“Sua algida macilenza d’alito e d’ascella, questo ho portato dal mio viaggio.” MasMas era ormai grande come una cacca di mollusco, sovrastato da un kraken.

Il capitano cresceva di dimensione ad ogni urlo: “Beh, allora vediamo: quale punizione potrei infliggerti?”

MasMas ventriloquiò visto che anche il culo era ormai sigillato: “No, no, vostro randagio e solitario cacciatore di tesori perduti, lasciate che vi spieghi.”

“Ma certo! Manteniamo la calma,” disse il capitano sollevando una mano; se si fosse abbattuta su MasMas l’avrebbe ridotto come una medusa schiacciata da un tricheco obeso. Ma la ritrasse e continuò: “Se non sbaglio, stamattina ti ho dato una scialuppa, una vanga ed una mappa di Monkey Island, quell’isola là al largo, giusto?”

“Giusto, oblubinante ed invereconda lama guizzante nella notte.”

Il volto del capitano mostrò la sua dentatura oro ed avorio incrostata degli stessi colori della chiglia della nave; il suo occhio non bendato, bordato di nero ed iniettato di rosso, prese a pulsare: “Bene, e allora tira fuori la tua spiegazione, o farò sparare da due cannoni i tuoi gioielli di famiglia. Uno a dritta e l’altro a mancina. E nello stesso momento!”

“Vede, vostro mentecatto ed esecrabile perpetratore d’ogni nefandezza, come mi avevate detto ho remato fino a Monkey Island sicuro di una facile ricerca. Sbarco su di una spiaggetta. Entro nel bosco e vado verso il monticello al centro, come dice la mappa. Trovo il ruscello, lo risalgo. Così arrivo all’altura e lì la vedo: un roccione con una grotta, a forma di testa di scimmia. Dentro, tanta terra. Così mi metto a scavare. Come previsto, dopo un’ora ecco: scopro qualcosa. Duro e giallo: è oro! Continuo. Lo ripulisco. Man mano mi accorgo di quanto è grande. E’ un idolo, tutto d’oro. Sarà due volte me.”

Il volto deformato dalla rabbia del capitano si ammorbidì appena mentre pronunciò sognante: “Due volte, oro!”

“Dopo un’ora l’ho liberato. Così lo tiro fuori. O almeno ci provo.”

Gli occhi del capitano si spalancarono ancora: “Ci provo?”

“Sì, laido e fatale usurpatore di troni e vergini, l’idolo è ben più grande della bocca della grotta.”

“Cosa?”

“Sì, non ci passa. Proprio no.”

Gli occhi del capitano tornarono due lame sottili. MasMas le sentì poggiate alla sua giugulare: “Ma non mi perdo mica d’animo, inossidabile ed ubiqua cintura nera dello stile dello spazzolone sul ponte. Prendo la vanga e giù a scavare la terra sotto la volta, per allargare il buco.”

Lo sguardo di MasMas, appena passato da cane bastonato a mero pesce lesso, tornò ad aragosta bollita quando il capitano grugnì: “E non hai chiamato nessuno in aiuto?”

“Hem, pantagruelico ingollatore di brillacciaio per lustrare denti e budella, non ci ho mica pensato!”

Resosi conto di ciò che aveva detto, la vita cominciò a scivolare via da MasMas. Lui continuò tentando di giustificarsi: “Beh, comunque altre due o tre orette ed il buco è fatto. Così posso passare. Tiro. Ma è...”

“E’ che?”

“E’ molto pesante.”

“Ma tu non ci hai pensato a chiamare aiuto.”

“Od abulica potenza senza freno e senza catena, no. Però penso: potrei fare una slitta, con gli alberi della foresta, no?”

L’espressione del capitano era ormai paralizzata sulla furia incredula. MasMas continuò: “Dopo un’altra ora ho una bella slitta su cui lo ribalto. E’ una faticaccia ma spingi e tira, percorro tutto il sentiero nel bosco e mi trovo sulla spiaggia. Arrivo fino alla sciluppa. Gli butto sopra lo statuone.”

Il labbro del capitano vibrò come se stesse per parlare ma non uscì nulla. MasMas continuò per non lasciarli la possibilità di infierire ancora: “Beh, non ci crederà, arguto favellatore e profittatore d’ogni ingorgo diplomatico, ma la sfortuna mi perseguita! La scialuppa affonda.”

“Ma va?”

“Già, incredibile. Ma io devo portare a termine la missione, mi dico. Così con i legni della slitta e tutte le noci di cocco che riesco a trovare, svuotare e richiudere faccio delle pagode in più per la scialuppa. Alla fine riesco a navigare! Piano piano arrivo fin sotto la PescePiratA. Ormai è buio. Rimane da issarlo a bordo.”

MasMas si fermò un momento, ormai sapeva cosa il capitano stava per dire: “No, non ho chiamato nessuno, mio stentoreo ed indomito faro tra le nebbie di palude. Però la conosco bene, la nave. Dietro, la scialuppa di poppa, la Luisa, ha una gomena lenta. Così appronto un lungo bastone e dai e dai ecco che si molla. Allora lego l’idolo, mi arrampico su e con la l’argano della cima lo isso a bordo! Eh? Non sono stato bravo?”

Continuò a regnare il gelo che già aleggiava su quella altrimenti salmastra giornata. Capitano ancora inerte. Poi qualche parola lenta: “Ma nessuno ti ha sentito, ti ha aiutato?”

“Hem,” la voce di MasMas era quella di una sardina tra le fauci dello squalo: “sì, infatti a cose fatte mi giro e mezza nave è lì che mi guarda, tutti ancora addormentati. Mi chiedono se ho bisogno, che ci faccio con quel coso.”

“Come, coso? Aspetta: l’idolo? Due uomini, d’oro, un coso?”

“Beh,” risponde ormai da dentro l’intestino la sarda: “in effetti, mi fanno notare, con l’acqua l’idolo si è scolorito. Era... solo... dipinto.”

“AaaahhhHHH!!!” Dopo quell’urlo Tarzan andò in pensione. “Aaahhhwaaanghawaaangggh!” Fu la fine anche per la carriera di Godzilla. “E adescio dov’è quel coscio?” Il difetto di pronuncia era dovuto al fatto che il capitano stava masticando la scatola cranica di MasMas.

“L’ho portato giù in stiva.”

“E cosca sce ne fasciamo di un bagaglio coscì...” la voce del capitano si interruppe al tonfo di legno che si schianta. Poi uno scrosciare d’acqua da sotto.

MasMas sorrise, ormai già dall’oltretomba: “Oh, forse era un po’ troppo pesante. Ma non vi preoccupate, inverecondo arraffatore imperscrutato d’ogni minimo suppellettile di valore, aggiusto tutto io, da solo. Sicuro non vuole una caramella, per addolcirsi?”

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