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Estratto da: “il grande viaggio oltre le nebbie”

della raccolta di documenti del Re dei Pirati delle Isole Grigie

Primo libro, Prologo
Grande Re, mio fratello di sangue, oggi comincerò a redarre il mio resoconto sul viaggio che ormai da molti anni ho intrapreso. Mi rimetto a scrivere di nuovo su questo scrittoio nella mia cabina come tanti anni fa, quando navigando verso le nebbie a sud ho scritto una lettera di commiato, ringraziandoti di avermi messo a capo della Teschiorosso per navigare alla ricerca di possibili nuovi territori di conquista per i nostri fratelli pirati. Ma ora questa mia scrivania, questa mia cabina quasi, è ricolma di pergamene, carte, rapporti scritti o trascritti da innumerevoli testimonianze di tagliagole, mozzi, sguatteri o feccia della peggior specie, così come principi elfi, regine ippopotamo o capitani molluschi che nemmeno nei sogni indotti dalle sbronze di grog sarebbero immaginabili. Tutto ciò tenterò di riassumere, cercando di riportare il più possibile fedelmente quello che è stato narrato, così da lasciare a chi leggerà, e non a me, il compito di trarre conclusioni che, lasciatemi per una volta dire, saranno sicuramente molto diverse da lettore a lettore.

Ma prima di cominciare a raccontare di un nuovo e strano mondo devo raccontare di me, del mio viaggio, del viaggio della Teschiorosso, questo vecchio legno scricchiolante e beccheggiante che troppi anni fa è partito dal Porto di Cuorenero per un viaggio che si preannunciava sì lungo e difficile, ma certo non in questi termini. Di sicuro ti sarai allarmato nel non vedere dopo solo un mese arrivare alcun resoconto su come stava procedendo il viaggio. Certo c'era da aspettarsi qualche difficoltà in tal senso, ma dopo mesi e mesi, anni di silenzio, avrai pensato che fossimo stati soverchiati da forze superiori, magari qualcosa di molto possente. Non ti biasimo se non hai mandato qualcuno a verificare, perché certo se la Teschiorosso, uno dei tuoi galeoni più potenti (per giunta comandato da me, colui che ha sconfitto in un sol giorno il Felicitat ed il suo ammiraglio, per il Grande Kraken!) era perduto la minaccia che aleggiava in quel luogo sarebbe dovuto essere qualcosa di soverchiante. Ed invece la storia è molto diversa: dopo circa un mese di viaggio verso sud, immersi nella più fitta e monotona nebbia, una mattina qualcosa è repentinamente cambiato. La vedetta di prua ha cominciato a strillare come un gallo strozzato: “Vapori dall'acqua! Bolle di gas! Il fuoco esce dal mare!” Ed in effetti la Teschiorosso che fino ad allora navigava come su un mare d'olio cominciò a tremare e a scuotersi, come colpita da decine di balene sul fondo della chiglia. Sul ponte tutti correvano a vedere cosa stava succedendo, ad ammirare lo spettacolo, terribile, che si vedeva fuoribordo: il mare ribolliva! Enormi bolle di gas fuoriuscivano dalla superficie increspata, la Teschiorosso sembrava un uovo messo a cuocere in un enorme pentolino di acqua bollente. Sbatteva e saltava da un lato all'altro, come preda di una potente tempesta, tanto che la ciurma doveva impegnarsi non poco per mantenerci in navigazione. Non solo: le bolle, come presto abbiamo scoperto a nostre amare spese, alle volte sono piene di gas infiammabile, tanto che spesso esso esplode appena fuoriuscito dal mare. Così come in certi punti, fortunatamente più rari, dal mare fuoriescono continui getti di gas infiammato che fanno sì che il mare respiri fuoco, come il soffio di un drago marino. E poi luoghi in cui lingue di pietra fusa infuocata lambiscono il pelo dell'acqua, come tentacoli del Grande Kraken che sferzano la superficie a caccia delle chiglie delle navi che incrociano. Insomma, da un momento all'altro ci siamo trovati dalla piatta bonaccia della desolazione della nebbia alle coste dell'inferno. Come subito abbiamo supposto avevamo attraversato un portale, immenso, che giace sdraiato sul pelo dell'acqua come la bocca di un'immensa balena che attende di divorare gli ignari passanti. Ma non eravamo per fortuna finiti alle bocche dell'inferno. Eravamo entrati nel mondo che ho battezzato 'Deiacque'. I primi giorni di navigazione furono terribili: la Teschiorosso era sbattuta, scossa, sconquassata dal mare in ebollizione, e la navigazione doveva essere scrupolosamente governata, di giorno come di notte, per evitare le zone più dannose. Fortunatamente, anche se abbiamo subito qualche incidente, nulla di grave è successo, grazie alla perizia dell'equipaggio che avevamo selezionato (ed al loro sacrificio, anche di vita in due casi). Ancora per fortuna i nostri dadi hanno rotolato sui numeri giusti, così che la nostra direzione, che abbiamo mantenuto diretta, era rivolta verso sud, 'che noi ci trovavamo al nord del mondo di Deiacque. Abbiamo presto infatti scoperto che le acque di Deiacque sono tremende ed innavigabili nella loro zona nord, mentre proseguendo verso sud esse diventano sempre più calme, fino a diventare un caldo e placido grande oceano tropicale. Infatti il mondo di Deiacque è dominato dal mare, e le poche terre che ne emergono sono grosse isole marginali nell'economia di questo mondo, dove la stragrande maggioranza dei suoi abitanti sono navigatori, marinai e molto altro di più.

Giunti nel nuovo mondo e presa coscienza di esso, una volta incontrati i suoi abitanti ed una volta trovato un luogo amichevole dove attraccare e rimettere in sesto nave ed equipaggio, si è posto il problema di cosa fare. La decisione è stata sofferta, mi sono consultato col vecchio Mok, il nostromo, e con il mio fido secondo. Nessuno in quel momento era di certo particolarmente entusiasta all'idea di dover riaffrontare un mare che sputa fiamme e pensare ad un ritorno significava anche dover cercare, ammettendo intanto che le nostre supposizioni fossero state effettivamente corrette, il portale, cosa non certo facile visto che il mare di fuoco è coperto di gas e nebbie fitte come la barba di Nettuno. Si prospettava di certo più gradevole l'esplorazione di quel nuovo mondo, compito primo della nostra missione, intanto, ed occasione anche per cercare informazioni per una via alternativa per un eventuale successivo ritorno (o per trovare il modo di mandarti notizie in altro modo) e per far divertire le truppe (e per cercare ricchezze e gloria personale, mi permetterai, visto che dopo tutto rimango sempre un vecchio pirata nell'animo, nonostante le le arie da gentiluomo che ultimamente ci tieni che ci diamo). In più, non te lo nascondo, su quell'isola di paradiso cui eravamo attraccati, due occhi di sirena blu come l'acqua nelle Fosse della Luna sotto capelli verdi fluenti come l'alga che sfiora il pelo dell'acqua nelle lagune mi avevano lanciato un'occhiata, il giorno che li notai passare sul molo dal ponte della nave, che mi aveva fatto capire che sarebbe stato interessante seguirli. Infatti quella notte lo feci, e la trovai, e di lì cominciò la mia storia personale. Anche per questa decidemmo di rimanere ed esplorare il nuovo mondo, e torniamo solo ora, dopo molti anni, senza aver trovato modo di dirti alcunché fin'ora. Ma questa mia storia la racconterò più avanti, insieme alle altre mille storie che ora comincerò ad raccontare.
- Ammiraglio e capitano Waldon Porch, ma sempre ‘Cacciagole’ per te
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