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Dalle leggende della caduta dei Nani delle terre brulle, la leggenda di Vladimir il Corvo e del Castello di Sishigoara (la roccaforte delle rocce)

Quella che sto per narrarvi è una delle tante storie che ha insanguinato la nostra stirpe e che ci ha reso vili e tetri agli occhi di tutti. A causa di storie simili la nostra razza ha perso la luce e ha guadagnato il buio delle caverne e la tetra luce delle lanterne. Esistono cupe leggende intorno a questo Castello e la più famosa è quella legata al nome del barone Vladimir Corvis, detto il Corvo. In questo caso la leggenda si unisce indissolubilmente alla storia e non si sa dove finisce l’una e inizia l’altra. Alla fine del 1500 il feudo di Sishigoara fu acquistato dal barone Radu Corvis, un giovane e altezzoso nano che per anni aveva vissute nelle comunità cittadine a valle, per 10.000 ducati. A Radu successe Vladimir nella prima metà del 1600 e pare che questi avesse come nomignolo “Corvo”, perché imponeva agli abitanti di Sishigoara di adorare un corvo nero come la notte e come l'inferno e con gli occhi rossi e fiammeggianti. Dopo Vladimir vi fu Ignatius, quindi Radu Vladimir ed infine Vladimir il Nero, ultimo della dinastia Corvi feudatari di Sishigoara. Il feudo di Sishigoara fu nelle mani dei Corvi ininterrottamente dal 1599 fino al 1717. Ma facciamo un passo indietro e torniamo ad Vladimir detto “Corvo de Corvis”: come abbiamo detto egli impose ai suoi sudditi di genuflettersi al suo corvo, ogni volta che passavano sotto le mura del Castello. Comunque non fu la sola sopraffazione che Corvo impose ai suoi poveri vassalli. Quanti anni ancora noi nani dobbiamo nasconderci dalle nefandezze di un tempo... e per quanto ancora lo scherno dei popoli nuovi ci accompagnerà... Nel 1646, per esempio, applicò lo “ius primae noctis”. In un primo tempo si trattava solo di un balzello, ma successivamente questa legge fu applicata alla lettera e cioè la prima notte di nozze le giovani spose dovevano giacere con il barone. Se una di queste non risultava vergine veniva buttata nelle segrete dove vi erano delle spade acuminate che dilaniavano i corpi delle povere sventurate. E' notorio che i baroni nominassero anche i sacerdoti e così non era raro che questi avvallassero qualsiasi cosa i baroni facevano, ma davanti a tutte queste angherie il gran Cerimoniere dell’epoca scomunicò il barone e per non incorrere nell'ira del nobile fu costretto a fuggire. Purtroppo gli sgherri del barone lo raggiunsero e lo trucidarono. Anche un altro chierico, in un’epoca diversa, si ribellò al giogo baronale e questi lo fece ammazzare sulla quarta colonna della navata destra del palazzo ducale. Dopo un anno di soprusi e vessazioni varie, gli abitanti di Sishigoara decisero di uccidere il barone Corvo e così un nano travestito da nana o una nana stessa, lo accoltellò con un colpo secco al cuore. Il barone quarantacinquenne si pose la mano sulla ferita e maledisse il suo assassino. Prima di morire, però, pose la sua mano insanguinata sul muro vicino al suo talamo, dove la tradizione vuole che essa vi sia ancora. Il corvo perì come il suo padrone sotto la furia omicida dell'assassino. Il figlio del barone in preda al dolore voleva distruggere il paese ma il Gran Sacerdote lo indusse a più miti consigli. Deciso allora che per causa di quella donna, tutte le donne del regno venissero rinchiuse in comunità sotterranee e costrette a non vedere più la luce del giorno. Si sussurra che quando imperversa una tempesta di neve lo spettro del barone passeggi sopra le mura delle torretta ridendo e maledicendo la sua sorte. Si narra, anche, che si sentano strani lamenti provenire dalle segrete del Castello e che inoltre, all'imbrunire, si scorga la nera sagoma di un uccello, forse un corvo, volare intorno al palazzo. Queste sono leggende nate all'ombra del castello e come tali racchiudono un fondo di verità. Il barone Corvo de Corvis è stato per anni il nostro pesante fardello ed uno dei molteplici errori che noi nani ci porteremo dietro per sempre.

Cornelius Vasilii, scrivano del Reggente delle porte d’acciaio

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