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dagli archivi sul mondo "Arachna"
ricavati dai diari di Tullius Maximus
Da qualche giorno viaggiamo in una ampia distesa di tela coriacea e piuttosto solida, che ci permette di avanzare in piccole squadre sì, ma in buon ordine e ottima disciplina. Marciando a gladio sfoderato i legionari della linea frontale, cui viene dato il cambio ogni mezz'ora, riescono a tagliare e spostare la tela che riempie l'aria tanto da rendere la marcia decisamente spedita. La nostra marcia però si è arrestata stamane presto, quando siamo saliti su di una altura, se così si può definire, una specie di onda di tela più fitta (anche se decisamente più tenera della precedente, tanto che ci siamo dovuti arrampicare individualmente arrancando con la tela fino ai polpacci) che si solleva dal piano che stavamo attraversando ed ai cui piedi ieri ho deciso di accampare la legione, in attesa di scalarla appunto stamattina. Oltre il suo limitare ci è apparsa la prima consistente presenza di esseri viventi in questo mondo di ragnatela, e lo spettacolo è degno della meraviglia del luogo in cui vivono. Al di là del pendio il terreno riprende a calare in un'ampia depressione pianeggiante, per un'area di almeno un chilometro. Al centro di essa, un buco nel terreno, di molte decine di metri, sprofonda nell'oscurità della tela. L'area è totalmente sgombera da ragnatele, mantenuta pulita dalla popolazione di esseri che brulica incessantemente attorno al grande buco, entrando ed uscendo, a centinaia o migliaia, indaffarati in vari affari o di guardia al passaggio degli altri, ordinatissimi, in silenzio e senza guardarsi, come sapendo già, senza comunicare, cosa ognuno deve fare. Ognuno di loro è simile alle nostre formiche, ma antropomorfe, grandi come un piccolo uomo. La loro testa è quella di una formica, con grandi occhi, antenne e tenaglie alla bocca, quattro braccia ed un fare quasi estraniato dalla realtà. Molti di loro portano corazze lucenti di un qualche metallo, un elmo ed una lancia, sembrano essere soldati. Molti altri sono semplicemente coperti da una leggera tunica, indaffarati in compiti quali trasportare cose, o lavorare o costruire. Totalmente presi dal loro compito a migliaia formano un intreccio di esseri quasi indistinguibili l'uno dall'altro, un'unica entità brulicante. Siamo stati attenti a non farci notare ed abbiamo osservato per un po' la situazione. Ritiratici al nostro campo, ho deciso quindi, in accordo con il Saggio Lucio, di tentare un approccio con questa nuova popolazione. Domani tenteremo di catturarne uno, anche se non so se riusciremo ad isolare un singolo individuo, e quanto uno di essi individualmente possa esserci d'aiuto.

[...] Ormai abbiamo un Muravej, come li abbiamo battezzati, in prigionia da qualche tempo e il Saggio Lucio ha ormai cominciato a comprendere abbastanza bene la mescolanza di suoni e movimenti di braccia ed antenne che sono il loro sistema di comunicazione. E' quindi tempo di trarre le prime conclusioni. I Muravii sono in parte da ammirare ed in parte mostruosi, tanto che non so quale giudizio trarre su di loro. Essi nascono dalle uova che le loro nutrici depositano ogni giorno.

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