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Estratto da: “il grande viaggio oltre le nebbie”
della raccolta di documenti del Re dei Pirati delle Isole Grigie
Primo libro, Geografia
Vado ora a descrivere un manufatto che ci è stato portato da uno di quegli strani abitanti delle profondità a metà tra l'umano ed il mollusco. E' una struttura fatta di conchiglie e sabbia solidificata che, pare, riproduce il mondo che abbiamo battezzato Deiacque. Da questo plastico potremmo ora conoscere quale forma ha questo strano mondo e potremmo decidere più coscientemente come muoverci. Per me, cartografo, questo è di sicuro un oggetto di straordinario valore. Il fatto che questi popoli costruiscano tali generi di manufatti e si prodighino a ricercare tali conoscenze ci suggerisce che in questo mondo esistono livelli di civiltà forse anche più alti dei nostri.

Come ci era stato anticipato Deiacque è un luogo straordinario. Il plastico riporta la conformazione del fondale marino. Il lato ovest è più alto e rappresenta una immensa cascata da cui l’acqua cade dal cielo ed alimenta il mare da cui Deiacque è dominato. L’acqua scorre quasi senza ostacoli, forse piegando leggermente verso sud, se si escludono alcune isole soprattutto a settentrione e meridione, fino al alto est dove analogamente cade oltre il bordo giù nel nulla. Sia il limitare nord che quello sud sembrano delineati più per mancanza di esplorazione che per limite fisico. Probabilmente qualcosa impedisce la navigazione di questi mari. Del resto se la parte centrale del mondo è totalmente acquosa le zone nord e sud presentano come detto isole più o meno ampie. Misurando il fondale del manufatto rispetto al livello del mare si deduce che le isole più grandi, piccoli stati, sono a sudest. La parte sudovest invece è composta da tante piccole isolette, come anche a nordovest vi sono molti atolli tropicali. A nordovest le isole sono di origine vulcanica e le più grandi sono la seconda formazione maggiore di Deiacque, sembrano come formate di resti di un antico vulcano. Vi sono poi gli ‘atolli sottomarini’, come vengono chiamati. Tutta la parte centrale del fondale di Deiacque ne è cosparsa. Sono montagne sommerse su cui pare siano costruite le città sottomarine del popolo dello strano essere che ci ha consegnato il manufatto. Incredibile.

Osservazioni successive:

Dopo la prima analisi del manufatto ho cercato informazioni dalla popolazione autoctona. Come ormai già evidenziato Deiacque è in gran parte coperto di acque. Esse provengono dal cielo, dalla cascata larga quanto il mondo, e cadono nel vuoto del lato opposto. L’estremo nord e quello sud sono invece coperti dal mare ma da un certo punto in poi non sono più navigabili. Il lato nord è caratterizzato dal fatto che il mare dopo un po’ comincia a ribollire. Grosse bolle di gas incandescente esplodono in fiammate uscendo dall’acqua, fumo sempre più denso unito a scarsi venti la rendono totalmente inospitale. Si narra anche di lingue di fuoco che sbuffino costantemente in alcuni punti così come di roccia incandescente che lambisce la superficie. Tutte voci che, ahimè, possiamo confermare in quanto testimoni in prima persona. Il lato sud è invece freddo ed avvolto in una bruma gelida che diventa sempre più fitta ed algida. Anche qui i venti sono sempre meno forti così che è impossibile procedere per molto. Si dice che insistendo si comincino a vedere anche neve e ghiacci. Nessuno poi è mai andato oltre, pare.

I sette mari:

Le genti che abitano Deiacque sono molto diverse tra loro ma stranamente hanno alcune basi culturali in comune. In particolare quasi tutti concordano sul fatto che geograficamente esso possa essere classificato dividendo il suo territorio in ‘sette mari’. In effetti una suddivisione più convenzionale in continenti non pare indicata e questa sembra invece assolutamente calzante quindi credo la adotterò anch’io. Il primo mare è in realtà il cielo. E’ definito mare in primis perché esso è solcato da navi volanti tanto quanto lo è l’acqua da navi più ordinarie. Inoltre gli autoctoni dicono che esso sia il paradiso, il luogo nel quale vivono gli angeli. In particolare essi proverrebbero da oltre la grande cascata che alimenta il mare di Deiacque. Il secondo mare è la parte sudovest di Deiacque dove dal mare emergono le isole di maggiori dimensioni, sufficientemente ampie da avere rilievi in grado di produrre abbastanza acqua dolce da consentire un’agricoltura ed in generale una vita di terra di una certa importanza. Le isole principali sono 7, due sono le più grandi, che occupano circa 50.000 Km2 e 25.000 Km2, altre tre sono più piccole e solo due sono isolette. Il clima è caldo a nord per diventare fresco a sud. E’ comunque sempre molto umido, con estati piovose ed inverni molto bagnati. Tutto è sempre più o meno immerso nella bruma, più fitta man mano che si procede verso sud. Il terzo mare è la parte a sud ovest. Sono isole calde e immerse nella nebbia, dominate dalla penombra e dall'acqua anche sulle poche e paludose terre emerse. Il paesaggio più comune è la palude o la brughiera buia ed inospitale. Il quarto mare è la parte a nord ovest. Sono una miriade di piccoli atolli tropicali, dominati da un clima torrido ed assolato per tutto l'anno. La natura regna sovrana, e pochissime zone sono civilizzate. Il quinto mare è la parte nord est. Il mare è caratterizzato da grande attività vulcanica. Il centro di questa zona è occupato dal bordo di un enorme cratere di un vulcano estinto da migliaia di anni. Il mare ribolle, e bocche vulcaniche affiorano e affondano ogni giorno. Il clima è meno soleggiato ma l'ambiente è saturo di vapore caldissimo, tanto da rendere la vita difficoltosa, sia per la coltivazione o l'allevamento che per la semplice sopravvivenza. Pare che il terreno montagnoso sia ricco di miniere di metallo e carbone a cielo aperto. Il sesto mare è il nulla che sta sotto Deiacque ed in cui cadono le acque al temine del loro viaggio. Analogamente al primo mare il sesto sarebbe il mondo dei morti dove finiscono i defunti. Oltre la grande cascata ad est l'acqua del mondo cade fino ad un profondo mare, la fitta nebbia ammanta il buio perenne che ivi regna. Il settimo mare è composto dalle profondità marine dove ci sono le città sommerse costruite sugli atolli sottomarini. Si narra, ma sono certezze, che nelle profondità degli abissi, sulle guglie delle scogliere sottomarine o nelle più profonde fosse oceaniche, esistono favolose città costruite di corallo, madreperla e conchiglie.

Gormund Polansk è stato imbarcato come cartografo sulla Teschiorosso nella sua missione di ricerca. Di stirpe nordica, è stato catturato da giovane in un accampamento razziato dai pirati. Dopo anni di prigionia il suo valore come sapiente è stato riconosciuto direttamente dal Re dei Pirati e da quel momento è diventato un importante membro della corte, a cui vengono affidati importanti e delicati compiti di ricerca e di studio.

Appendice sulle popolazioni:

Come Deiacque può essere diviso in sette mari nel suo territorio così questi mari sono abitati da sette stirpi di certo diverse tra loro. Qui non si parla di generi come nel nostro mondo, però, ma di esseri assai dissimili anche se umanoidi, intelligenti e dotati di parola e cultura. Si riscontra comunque una probabile provenienza comune visto che anche se esistono lingue specifiche per razze e continenti quasi tutti parlano un dialetto piratesco che permette la comunicazione tra individui di tutto il mondo. Su molte razze in effetti ci sono voci che ne suggeriscano una provenienza originaria da una antica stirpe di umani originari. Alcune altre, gli Elfi e gli Antropi, paiono non poter avere una provenienza di questo tipo di certo. Occorrono ulteriori indagini e studio, credo.

Baldovino Rossofuoco è stato il primo giovane apprendista di Gormund Polansk e lo ha aiutato a redarre carte e documenti fino alla sua morte. Egli è stato molto portato per le lingue e lo studio di usi e costumi, di flora e fauna oltre che abile cuoco. Sempre più con gli anni Gormund Polansk ha delegato a Baldovino lo studio di questi aspetti tenendo per sé le sue amate carte e misurazioni.
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