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Il Custode delle Porte della Grande Torre Bianca sorrise guardando Selvas Domitianus, il magus con la tunica blu notte che pretendeva di accedere al luogo più sacro per la sua gente, il luogo dove era custodito l’Albero della Vita, il punto di origine di tutti gli elfi del mondo. Selvas sosteneva di valere molto più di qualsiasi elfo e di poterlo dimostrare, ma non sapeva che gli elfi non sono tutti uguali. Forse lui aveva conosciuto elfi che abitavano lontano dall’influsso dell’Albero, magari addirittura mezzi elfi, quelli di cui non si poteva dire con certezza se fossero umani o elfi. Non certo elfi che vivono da sempre come il Custode. Selvas aveva chiesto di essere messo alla prova, ed il Custode gli aveva detto che se fosse riuscito a fargli una domanda a cui non sapeva rispondere lo avrebbe fatto entrare nella torre. A Selvas non era parso vero, ed ora stava pensando. Pensava e pensava, il Custode era un uomo saggio, mille domande gli frullavano nella testa. Poi il suo sguardo si illuminò, ed imperiosamente chiese: “Dimmi come si chiamava mia madre!” Il Custode delle Porte della Grande Torre Bianca fissò Selvas nei suoi occhi ardenti di sfida, intensamente, entrò nel nero delle sue pupille, scivolò dentro i suoi bulbi oculari, giù fino dentro la sua anima. Poi, un’immagine gli si formò nella mente, dal nulla, l’immagine di una mamma che amorevolmente culla il suo piccolo, sussurrando una dolce ninna nanna. Rimase talmente impietosito dall’ingenuità di quell’umano, che per un attimo pensò di sbagliare apposta; ma non poteva. Scorse ancora, rapidamente, nella mente di Selvas, come in un libro che si conosce bene, e in pochi attimi la risposta gli apparve chiara nei pensieri. Guardò ancora un attimo quell’uomo, per pietà lo lasciò gongolarsi nella sua ignoranza ancora per qualche secondo.

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